"Finalmente, o Duce, ti abbiamo con noi. Ti circonderemo di rose, ma il profumo delle tue virtù supererà quello delle rose". Questo il messaggio che Domenico Leccisi lasciò sul fondo della fossa del cimitero milanese di Musocco dopo aver trafugato nella notte tra il 22 e il 23 aprile 1946 le spoglie del Duce

martedì 9 agosto 2016

"Piuttosto morire per mantenere una parola 
che morire da traditore!"

Domenico Leccisi nato Molfetta, il 20 maggio 1920 – muore a Milano il 2 novembre 2008. Iscritto al Partito Nazionale Fascista (PNF) e combattente della Repubblica Sociale Italiana, nell'immediato secondo dopoguerra fondò insieme a Mauro Rana e Antonio Parozzi il Partito Democratico Fascista. Venuto a conoscenza del luogo di sepoltura di Benito Mussolini, nella notte tra il 22 e il 23 aprile 1946 si rese protagonista del clamoroso gesto del trafugamento della salma del Duce.

Una volta trafugata, la salma fu custodita in un luogo segreto e, successivamente, consegnata a due frati minori dell'Angelicum di Milano dove furono recuperate dalle autorità.
Le spoglie furono poi trasportate nel convento dei cappuccini di Cerro Maggiore, vicino a Legnano, dove vi rimasero fino al 1957, quando il governo Zoli le restituì alla famiglia di Mussolini, consentendone la traslazione a Predappio. Leccisi fu arrestato dalla polizia il 31 luglio 1946 quando sulle sue tracce si era messa anche la Volante Rossa. Il questore di Milano Vincenzo Agnesina così gli si rivolse:
« Abbiamo vinto la corsa, per la sua cattura, con i criminali della Volante rossa e la squadra armata che opera clandestinamente all'interno dei corpi dei vigili urbani. Se lei fosse caduto nelle loro mani non sarebbe ora qui dinanzi a me. »


“Giungemmo, come Dio volle, al campo 16. Localizzata la fossa, secondo le indicazioni fornite dal soldato tedesco prigioniero, Ferruccio e Rino cominciarono a scavare. Al primo colpo di piccone, si fermarono stupiti: il fragore dell’attrezzo calato al suolo echeggiava (siamo intorno alla mezzanotte del 22 aprile 1946 ndr) fortemente nella quiete della notte. Sembrava battessero su delle pietre. Dopo un attimo di incertezza, gli amici ripresero il lavoro. Superato il primo strato di terra indurita, il rumore cessò. Io, intanto, perlustravo i vialetti contigui, districandomi tra le tombe: pronto a dare l’allarme in caso di necessità….
Dopo circa un’ora e mezza di lavoro, Rino e Ferruccio si accorsero di essere giunti, con la punta dei loro attrezzi, a pochi centimetri da un corpo solido. Lavorarono di sole pale, finchè il coperchio nerastro di una cassa spuntò nel fondo della fossa. Si volsero verso di me, che non li perdevo di vista, facendomi un segno. Li raggiunsi di corsa….abbandonai il piccone e mi calai nella fossa. Afferrai i lati del coperchio, e, con uno strappo, lo divelsi. Accesi la torcia dirigendo il fascio luminoso nel fondo della bara: apparve subito, riconoscibilissima, la testa di Mussolini. Il labbro superiore leggermente contratto scopriva i denti incisivi in una smorfia che appariva come un triste sorriso…..Mussolini giaceva completamente nudo su di uno strato di trucioli di legno anneriti. I calzoni militari di tessuto diagonale, che indossava all’atto dell’arresto e che si vedono strappati e lordi di sangue nelle fotografie che lo ritraggono a piazzale Loreto, buttati sul ventre e sopra le gambe, gli facevano da sudario…..
A gran fatica riuscimmo a far passare una grossa corda sotto il torace ed un’altra sotto le gambe della salma. Agganciate le due legature, riuscimmo ad estrarla del tutto…lo adagiammo sopra un’asse che trovammo lì vicino….
Finalmente vidi Ferruccio avanzare di corsa dal fondo del viale…depositammo la salma nel telo tenda che Ferruccio aveva portato con sé e prendemmo la via del ritorno…Fatti pochi passi, ci accorgemmo che il peso di quel corpo era terribilmente superiore alle nostre forze…fortunatamente, passando per un vialetto interno trovammo, sulla rotonda del Campo 24 una carriola…divenne, ai nostri occhi, il più lussuoso ed ambito carro funebre che potessimo offrire a Mussolini in quel momento…..senza volerlo, formavamo un piccolo corteo funebre. Ferruccio e Rino spingevano la carriola, ed io, indietro, mi guardavo attorno, facendo la guardia…pensai che quello era il primo (e sarà anche l’ultimo funerale concesso all’ex Capo del Governo d’Italia, ed ebbi un moto di ribellione: “Perdonaci, duce, se siamo costretti a renderti gli onori funebri”
(Domenico Leccisi “Con Mussolini, prima e dopo piazzale Loreto”, Roma 1991


Mio padre durante il suo "soggiorno" obbligato a S. Vittore a seguito del trafugamento della salma del Duce, ritratto con carboncino da un detenuto che gli faceva la seguente dedica:
"Va dei momenti nella storia dei popoli in cui il concetto di Patria si concentra nel volto dei loro condottieri".
Lui a sua volta lo dedicò a mia madre così:
A Ida compagna inseparabile della mia vita, perchè nel volto mio riconosca i segni dell'onestà, della rettitudine e della lealtà, triade di valori che dona ai cuori comunanza assoluta di fede e di opere sino ed oltre la morte. Domenico
Novembre 1946 (Dal carcere di S. Vittore in Milano, dopo 4 mesi di dura prigionia).
Questa la differenza tra gli uomini che ci sono stati di esempio e i politici malfattori di oggi, che se conoscono le patrie galere è per avere commesso reati comuni: rubato, truffato, concusso, evaso ed altro.
GABRIELE LECCISI
(dalla pagine facebook di Gabriele Leccisi)


OTTOBRE 1945 DOMENICO LECCISI FONDA  
Il PARTITO FASCISTA DEMOCRATICO LOTTA FASCISTA



Divenuto un personaggio molto noto negli ambienti del neofascismo italiano, Leccisi fu deputato nazionale per il Movimento Sociale Italiano dal 1953 al 1963: alla Camera dei Deputati fece parte della X Commissione (Industria e Commercio) durante la II Legislatura e della VII Commissione (Difesa) durante la III.

Irriducibile sostenitore del fascismo di sinistra, ebbe continui scontri con le correnti maggioritarie del MSI, alle quali rimproverava apertamente il tradimento degli ideali del fascismo. Nel 1958 fu, con Palmiro Togliatti, uno dei principali fautori della cosiddetta "operazione Milazzo" che, in Sicilia, rese possibile l'alleanza amministrativa tra il MSI e il PCI.
MILANO ELEZIONI 1953 
 LA FOLLA ASSISTE AL COMIZIO DI LECCISI IN PIAZZA DIAZ

Al termine della III Legislatura, nel 1963, il MSI dichiarò decaduta l'iscrizione di Leccisi, escludendolo dalle successive elezioni. Rientrato, fu consigliere comunale a Milano. Successivamente si ritirò a vita privata a Milano dove, negli ultimi anni della sua vita, si dichiarò contrario alla trasformazione dell'MSI in Alleanza Nazionale.
Morì ad 88 anni a causa di alcuni problemi respiratori e cardiologici, mentre era ricoverato al Pio Albergo Trivulzio: la sua storia è raccontata principalmente nel libro La salma nascosta di Fabio Bonacina.
La sua autobiografia fu pubblicata a Roma nel 1991: Con Mussolini prima e dopo Piazzale Loreto.
MILANO 1953 - COMIZIO DI LECCISI IN PIAZZA DUOMO


DOMENICO LECCISI CON UNO DEI TRASFUGATORI, 
ANTONIO PAROZZI E L'ON. MICHELINI

VAL MALENCO 1952
LECCISI PARLA A UN GRUPPO DI GIOVANI MISSINI

Un' altra parte di Storia Italiana se n' è andata. Dimenticato da molti ma non da me, si è spento in silenzio, al Pio Albergo Trivulzio, Domenico Leccisi. Ai giovani forse il nome di questo ottantottenne non dirà nulla. A me si. Leccisi, che fu anche Parlamentare del MSI, nella notte tra il 23 ed il 24 Aprile 1946 recuperò la salma profanata dai liberatori ed antifascisti di Benito Mussolini dalla fossa anonima del Cimitero del Musocco di Milano. Questo non solo per dare più degna sepoltura ad un Capo di Governo, ma anche per far cessare le vergognose profanazioni dei liberatori ed antifascisti contro i Caduti sepolti al Campo 16 . C'era chi tutti i giorni andava a vilipendere quei tumuli senza nomi e senza croci e nessuna autorità poneva fine allo sconcio. Lo confermò Padre Alberto Parini, Frate Francescano del Convento di Sant'Angelo (l'Angelicum) di Milano, coinvolto nella vicenda per aver ospitato in seguito in quel luogo sacro la salma del Duce. Al giornalista Pasquale Scarpa dichiarò infatti: "Io ho condannato in pieno la condotta di quei "patrioti" che hanno assassinato Mussolini senza neppure salvare le apparenze e gli interessi della giustizia, mentre così facilmente lo potevano, e detesto la ferocia con cui si infierì sul suo cadavere, dando al mondo uno spettacolo di inciviltà da tutti altamente riprovato e che tanto discredito gettò sul nostro Paese. E la cosa si fosse almeno fermata qui. Al cieco furore di un popolo molto si può perdonare; ma certa feccia, aizzata a scopi politici, non accennava a quietarsi e portava il proprio livore oltre il recinto sacro della morte". Poi Padre Parini, che pure durante il Ventennio aveva subito un lungo confino, testimoniò: "Sono senza numero e ripugnanti le oscenità commesse sul Campo 16 nel cimitero di Musocco e le volgarità e le violenze contro i parenti che si recavano in visita pietosa agli estinti sepolti nella tragica zolla. L'autorità competente avrebbe dovuto provvedere a rimuovere questo sconcio, per il rispetto che si deve ai morti e al luogo sacro dove essi riposano, come anche per il buon nome d'Italia. Non averlo fatto è una colpa che se non giustifica, però basta abbondantemente a spiegare il trafugamento della salma di colui che per vent'anni fu il Capo del Governo Italiano".
Per questo fatto di Pietà Cristiana Domenico Leccisi subì l' arresto e la carcerazione per 23 mesi.
Inutile aggiungere che fino all' ultimo Domenico Leccisi disapprovò e condannò ogni passo verso il nulla 
del Sig. Fini e soci.


01-09-1957 ore 21. Predappio-Cimitero di San Cassiano.
 Tumulazione della Salma di Benito Mussolini.
Da sinistra i famigliari Vanni Teodorani, Rosetta Teodorani, Edda Mussolini, Marzio Ciano, donna Rachele, Dindina Ciano, Romano Moschi, 
Romano Mussolini, Fabrizio Ciano.
La guardia : Mirko Tremaglia, Romano Zatelli, Alberto Resmini, 
Giancarlo Zonchi, Giorgio Pisanò


VIGILI URBANI DAVANTI ALLA FOSSA AL CIMITERO MUSOCCO

23 APRILE 1946-LA FOSSA AL CIMITERO MUSOCCO 
LA DICHIARAZIONE DI LECCISI LASCIATA ACCANTO ALLA FOSSA DEL DUCE











LE MEMORIE DI DOMENICO LECCISI